Pubblica Amministrazione, 240 siti web online ma un quarto non funziona

La Pubblica Amministrazione, da sempre considerato come il soggetto che dovrebbe comportarsi da esempio per il settore privato, non sembra realmente interessato ad Internet come strumento d’aiuto, a volte sembra proprio non creda nelle potenzialità. Una ricerca pubblicata il 16 febbraio 2015 sul Il Sole 24 Ore, ha rivelato come il Governo Italiano (dal Berlusconi II al Renzi I) abbia aperto ben 240 siti web. Davvero una grande quantità di portali per comunicare provvedimenti, programmi di governo, progetti statali, ma gran parte di questi, ad oggi, sono stati abbandonati senza aggiornarne i contenuti. Un quarto di essi, infatti, sono ormai stati dimenticati dalla Macchina Pubblica. Un po’ come se avessero realizzato vari fabbricati, dimenticando in alcuni di questi di completare l’arredamento o l’impianto elettrico rendendoli inutili e inutilizzabili.

Non è il comportamento che ci si aspetterebbe, specialmente trattandosi di temi di grande importanza sociale che meriterebbero di essere costantemente mantenuti e aggiornati. Essendo uno strumento diretto meriterebbe di essere il principale veicolo per l’informazione governativa. Anche per allacciare un rapporto diretto con gli utenti, ovvero i cittadini.

Alcuni sono siti tematici, come “passodopopasso.italia.it” o “destinazioneitalia.gov.it”, e hanno un trattamento di riguardo essendo una sorta di manifesto dell’attuazione del programma politico attuale, ma altri addirittura non rispettano neppure i requisiti minimi di legge o sono chiusi sine die. Caratteristiche come l’accessibilità del portale ai disabili o in tema di trasparenza della pubblica amministrazione latitano su siti “fondamentali” come quello della Farnesina.

Per non parlare poi dei portali delle amministrazioni locali, come Comuni e Province. Un’accozzaglia di news, a volte anche datate, e link troppo spesso a casaccio che impediscono ai cittadini di usufruirne in maniera efficiente. E’ chiaro che in questi casi si ha a che fare con bilanci o normative, ma nulla vieta che possa essere utilizzata della gratuita arguzia nel realizzare strumenti così importanti come questi. Considerando anche la presenza di strumenti utili e dal costo irrisorio per realizzare un’opera digitale realmente efficiente.

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