Poletti: al 40% delle aziende non interessa Internet. Perchè?

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Un paio di anni fa, viaggiando con la mia auto, ascoltavo Radio24. Si stava discutendo della partecipazione del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti al Festival dell’Economia di Trento e delle sue parole sui digital evangelist e del progetto Distretti Sul Web di Google e Unioncamere.

Il suo riferimento all’imbianchino di 57 anni che “deve affidarsi al web per migliorare il proprio business” è stato ampiamente criticato dagli ascoltatori della radio di Confindustria. Non per la professione scelta dal Ministro (l’imbianchino) come semplice esempio di lavoro più manuale che intellettuale, per cui ancora legato a scelte economiche tipiche dell’artigianato, ma per l’effettiva utilità di internet nel business di un professionista o di un’impresa.

“Internet non mi serve se non riesco ad arrivare a fine mese”, “Ci servono aiuti non richieste di investimento”, “Non mi interessa la digitalizzazione”. Questi sono solo alcuni dei messaggi giunti alla trasmissione “Focus Economia” e letti dal conduttore radiofonico Sebastiano Barisoni.

Idee di questo tipo sono anacronistiche e fallimentari. Questo perché siamo in una fase economica in cui o ci si evolve o si esce dal mercato per fare spazio a chi ha saputo usare gli strumenti adatti.

“Il 40% delle imprese italiane intervistate per il progetto Google e Unioncamere ha risposto ‘A noi non ce ne frega niente perchè la mia impresa non è interessata’. Secondo voi è ragionevole questa risposta?”   (Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti)

Non è ragionevole e nemmeno accettabile. Siamo ormai giunti al 2017 e con gli strumenti, i case history (casi di studio) e i costi estremamente ridotti che abbiamo a disposizione è impensabile avere un tessuto economico a cui non interessano le potenzialità di Internet.

Non stiamo parlando di qualcosa che potrebbe avere ancora bisogno di tempo, di finire il proprio rodaggio per capire quali sono le sue possibilità. Internet è pronto da un pezzo e gli effetti benefici sul business di molte aziende piccole o medie si sono già visti.

Sono state dimostrate molte volte quali sono le potenzialità di questi strumenti. Solo per citare un esempio: una piccola azienda artigiana del territorio rodigino che produce elementi di arredo, completamenti fatti a mano, è cresciuta in maniera esponenziale prima vendendo mobili ai suoi concittadini ed ora esportando in Giappone, Irlanda, Germania, Thailandia e altri paesi. Come ci è riuscita? Ha aperto un sito web ancora 8 anni fa, ha usato la mail per ricevere gli ordini ed oggi è indicizzata su Google, recentemente ha cominciato ad utilizzare i social network e sta aprendo un e-commerce per allargare ulteriormente il suo portfolio. Questo è un esempio perfetto di digitalizzazione. Questa è la storia di un imprenditore virtuoso che ha saputo cogliere l’importanza di Internet. Non è un caso isolato, ma sono ancora troppo pochi gli imprenditori che hanno saputo cogliere l’importanza di Internet e dispiace sentire affermazioni come quelle precedenti e vedere i confronti con gli altri paesi dell’Unione Europea.

Concludendo, credere che il Sistema Italia possa ancora progredire con queste basi è impensabile. E’ fondamentale un’inversione di rotta decisa perché non possiamo più rimanere semplici spettatori dell’evoluzione tecnologica.

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